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Coronavirus, Israele approva un nuovo lockdown

Il Paese ebraico è il primo a reintrodurre il blocco, a causa del preoccupante aumento dei contagi

Israele ha dato l’ok a un nuovo lockdown di almeno tre settimane a partere dalle 14 del 18 settembre. La decisione è stata presa a causa dell’aumento “preoccupante” dei casi di coronavirus. La chiusura lascerebbe però spazio ad alcune attività economiche, mentre le scuole chiuderanno come stabilito. Le altre restrizioni saranno annunciate dal premier Benjamin Netanyahu.

La decisione ha visto un duro scontro all’interno dell’esecutivo che, prima ancora che cominciasse la votazione, ha registrato le dimissioni dell’attuale ministro dell’Edilizia Yacoov Litzman, già contestato ministro della Sanità. Ora si temono ripercussioni sulla maggioranza, visto che Liztman ha anche annunciato che il suo partito, Torah Unita, potrebbe abbandonare la coalizione.

Primo paese al mondo a reintrodurre il blocco, Israele ha registrato un netto aumento dei contagi che hanno superato anche i quattromila giornalieri. Vari responsabili di ospedali, come ha ricordato Netanyahu, hanno messo in guardia che le strutture potrebbero presto raggiungere una saturazione e le ricadute sarebbero pesanti. Tra i più decisi nel sostenere il ricorso al lockdown è stato il ministro della Sanità, Yuli Edelstein, il quale ha dovuto faticare non poco per superare le barriere innalzate dai religiosi, ma anche da altri ministri come quello delle Finanze, Israel Katz, che ha ammonito sull ricadute del blocco sull’economia calcolate in circa cinque miliardi di euro.

Limitazioni religiose e lavorative – Nella lettera di dimissioni al premier, Litzman ha sottolineato che il lockdown impedirebbe agli israeliani di partecipare alle funzioni del Capodanno ebraico e di Yom Kippur. Tra i provvedimenti infatti ci sarebbe la previsione che i fedeli nelle sinagoghe siano presenti in proporzione alla capienza delle strutture e che per le preghiere all’aperto ci possano essere al massimo venti fedeli. Limitazioni sono state introdotte anche per il lavoro, sia pubblico sia privato. Saranno però aperti i supermercati, viste le festività religiose,  e consentite le consegne a domicilio.

Sono previste restrizioni per gli assembramenti: al massimo dieci persone al chiuso e venti all’aperto. Chiusi anche gli hotel e i centri commerciali. Gli israeliani non potranno allontanarsi oltre i 500 metri dal proprio domicilio, con solo alcune eccezioni. “Non sono proprie le feste a cui siamo abituati”, ha detto Netanyahu. ” Se ci atterremo alle regole – ha proseguito  – sono fiducioso che sconfiggeremo il virus. Vedo il vaccino in arrivo”. Il premier israeliano ha però respinto le critiche che il suo governo non abbia saputo fronteggiare la pandemia, definendole “populismo”. Anzi ha rilanciato sostenendo che proprio il populismo e le pressioni sono state responsabili di aver frenato le decisioni del governo per contrastare la pandemia.

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