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Covid: come sarà la seconda ondata

Un'impennata che ha messo in allarme Governo ed esperti

Negli ultimi giorni abbiamo osservato la curva epidemiologica tornare a crescere, con i contagi giornalieri che sono tornati a crescere vistosamente, prima superando quota mille, per poi arrivare al dato di ieri, il più alto delle ultime settimane, in cui sono stati registrati 1.733 nuovi casi di coronavirus. Un’impennata che ha messo in allarme Governo ed esperti, con un pensiero che fisso che preoccupa l’Italia intera: una seconda ondata dell’epidemia.

Ma cosa possiamo aspettarci? Ci sarà una seconda ondata? Sarà differente dalla prima. Tutte domande di difficile risposta, su cui sono arrivate però delle indicazioni da parte di Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, ospite a ‘Coffee break’ su La7: “Dubito che avremo una seconda ondata come a marzo. Al momento gli ospedali non sono sotto stress e, se in numeri sono in crescita, l’impegno delle terapie intensive è basso. Inoltre in terapia intensiva ci sono anche persone con altre patologie, che si sono aggravate e poi sono risultate positive a Covid”.

In ogni caso i numeri quotidiani ci dicono che in Italia dopo le vacanze c’è “una situazione in crescita, ma non critica, che merita una stretta osservazione”, specie in vista della stagione fredda, ha aggiunto Sileri. “Finché controlleremo i focolai” la situazione non si aggraverà, ecco perché “ho detto che dobbiamo poter fare 3-4 volte i tamponi di oggi”, ha ribadito.

 

“Penso che quest’anno l’influenza circolerà meno”, ha aggiunto Sileri, invitando gli italiani ad aderire alla campagna anti-influenza, doppiamente importante nell’attuale pandemia per favorire una diagnosi differenziale. “Ci stiamo muovendo per migliorare l’approvvigionamento delle dosi di vaccino influenzale e inizieremo prima la campagna vaccinale”, ha assicurato dopo le polemiche di questi giorni e le segnalazioni dei farmacisti sulla mancanza di dosi di Coronavirus, come sarà la seconda ondata (se ci sarà)
vaccino anti-influenza per le farmacie.“

Anche se non possiamo parlare di seconda ondata, l’aumento dei contagi degli ultimi giorni ha innalzato il livello di preoccupazione, ma secondo il virologo Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia all’università di Padova, c’è molta differenza tra i dati di inizio epidemia e quelli di oggi: “Il virus continua a colpire nel mondo, e l’Italia non è in una bolla: è esposta a contagi di ritorno, e i numeri ci dicono che c’è trasmissione del virus sul nostro territorio. Ma bisogna contestualizzare i dati: a febbraio- marzo i tamponi si facevano solo ai gravissimi, gli asintomatici non esistevano e il Cts non ne riconosceva l’esistenza. Ma i numeri di marzo non sono quelli di oggi: i dati Istat ci dicono che i casi di oggi sono 20 volte inferiori rispetto a quelli reali di marzo”.

Il medico del San Raffaele, che aveva dichiarato il virus ‘clinicamente morto’ sulla scorta del crollo dei casi nelle terapie intensive, ieri infatti ha voluto precisare il suo pensiero. “Il virus non è morto, e tutti i virus mutano – ha aggiunto Crisanti – il problema è capire qual è la mutazione che diventa dominante. In genere, nelle fasi iniziali, si avvantaggiano le forme più virulente”. “In Veneto il 28 febbraio abbiamo capito l’importanza degli asintomatici per alimentare l’infezione. Ecco perché sottolineo la necessità di aumentare la nostra capacità di fare tamponi: l’obiettivo è eliminare dal circuito sociale le persone infette, in modo da non far ripartire l’epidemia”.

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